L’uomo di Neanderthal era più sensibile al dolore. E chi oggi ha ereditato un loro gene ha la stessa soglia più bassa.

 

Gli uomini di Neanderthal avevano vite difficili. I cacciatori-raccoglitori dell’era glaciale si guadagnavano da vivere in Tutta l’Eurasia occidentale, cacciando mammut, bisonti e altri animali pericolosi. E quindi avevano una predisposizione biologica a un accresciuto senso del dolore che in un certo senso le preservavano, avvertendoli prima di una situazione a rischio. Grazie a una mutazione genetica individuata da uno studio di archeo-genomica pubblicato su Current Biology il 23 luglio.

Gli studiosi di evoluzione genetica hanno scoperto che i nostri antichi parenti avevano una mutazione in un gene che codifica la proteina Nav1.7 che trasmette sensazioni dolorose al midollo spinale e al cervello. Hanno anche dimostrato in un campione di cittadini britannici che chi aveva ereditato la versione neanderthaliana di Nav1.7 tende a provare più dolore di altri. “È un primo esempio di come iniziamo a farci un’idea sulla fisiologia di Neanderthal usando le persone di oggi come modelli transgenici”, dice Svante Pàbo presso l’Istituto Max Planck per l’Antropologia Evolutiva di Lipsia, in Germania, che ha guidato il lavoro con Hugo Eberg presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma.

I ricercatori avevano finora accesso solo a pochi genomi di Neanderthal, e la maggior parte di questi erano stati sequenziati a bassa risoluzione. Questo ha reso difficile identificare le mutazioni che si sono evolute dopo che il loro lignaggio si è separato da quello umano circa 500.000-750.000 anni fa. Ma negli ultimi anni, il team dello studio ha replicato tre genomi di Neanderthal di alta qualità provenienti dal DNA trovato nelle grotte in Croazia e in Russia. Questo ha permesso loro di identificare tre mutazioni nel gene SCN9A che codifica il Nav1.7. Tre mutazioni che alterano la forma della proteina.

La versione mutata del gene è stata trovata su entrambi i gruppi di cromosomi in tutti e tre i Neanderthal, suggerendo che era una mutazione comune tra le loro popolazioni. Nav1.7 agisce nei nervi del corpo e su recettori e neurotrasmettitori coinvolti nel controllo dei segnali dolorosi. In pratica il meccanismo è simile a quello di una manopola che regola il volume, così regola la soglia del dolore tra più o meno. Alcune persone con mutazioni genetiche estremamente rare che disabilitano la proteina non sentono dolore, mentre altri cambiamenti possono predisporre le persone al dolore cronico.

I ricercatori hanno anche testato gli effetti della mutazione su campioni sperimentali, le uova di rana e le cellule renali uova di rana e nelle cellule renali umane, modelli utili per caratterizzare le proteine che controllano gli impulsi neuronali. La proteina era più attiva nelle cellule con tutte e tre le mutazioni che nelle cellule senza i cambiamenti. I ricercatori hanno poi cercato di capire se questa triplice mutazione è giunta ai giorni nostri e hanno visto che circa lo 0,4% delle persone che hanno il loro genoma nella Biobanca britannica, un database genomico di mezzo milione di britannici, e che hanno riferito dei sintomi del dolore, aveva una copia del gene mutato.

Nessuno ne aveva due, come i Neanderthal. I partecipanti con la versione mutata del gene avevano circa il 7% di probabilità in più di segnalare dolore prima del tempo rispetto alle persone senza di essa. Più sensibili a cefalee e mal di schiena degli altri. Ovviamente occorre sempre tener conto dell’esperienza soggettiva del dolore.

Non è chiaro se le mutazioni si siano evolute perché erano benefiche. Ma poiché diversi genomi di Neanderthal di alta qualità possono essere ora studiati, i ricercatori potranno identificare i cambiamenti genetici che erano presenti in molti o tutti i Neanderthal; indagare i loro effetti fisiologici ed esaminare le loro conseguenze anche quando si verificano nelle persone di oggi. Alcuni ricercatori ritengono che un aumento del dolore avrebbe incoraggiato gli uomini di Neanderthal a riposare quando feriti, così avevano maggiori possibilità di sopravvivere negli ambienti brutali in cui vivevano. I segni di lesioni sono comuni nei resti di Neanderthal, nonché le prove che sono stati curati per riportarli in salute.

Il principale fattore per quanto dolore segnalano le persone è la loro età. Ma portare la variante di Neanderthal del canale ionico ti fa provare più dolore come se avessi otto anni in più, afferma Hugo Zeberg, uno degli autori dello studio.

A livello molecolare, il canale ionico si attiva più facilmente, il che potrebbe spiegare perché le persone che l’hanno ereditato hanno una soglia del dolore abbassata. È difficile dire se avvertissero più dolore perché il dolore è anche modulato sia nel midollo spinale che nel cervello“, afferma Pääbo. Tuttavia, questo lavoro mostra che nei Neanderthal la soglia per gli impulsi del dolore era inferiore rispetto alla maggior parte degli umani di oggi.

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