È partita la sonda Hope verso il pianeta rosso, prima tappa dell’ambizioso progetto spaziale arabo.

 

 

Alle 22 di domenica sera, quando in Giappone erano già le 7 di lunedì, è decollato il razzo dalla base nipponica Tanegashima Space Center che ha portato nello spazio la prima sonda araba verso Marte, chiamata Hope, speranza.

Il lancio è il culmine di un’intensa attività nell’ambito aerospaziale degli Emirati negli ultimi anni: hanno già in orbita nove satelliti e presto se ne aggiungeranno altri otto. Inoltre, lo scorso settembre, Hazza al-Mansouri è stato il primo astronauta arabo a mettere piede sulla Stazione Spaziale Internazionale, con una permanenza di otto giorni.

Tutto questo la dice lunga sulla voglia dello stato arabo di partecipare alla corsa allo spazio, al pari delle altre nazioni già impegnate nell’esplorazione del cosmo.

La sonda Hope, del peso di 1350 chilogrammi, diversamente dalle altre due navi spaziali che nel 2020 prenderanno la via del pianeta rosso (la cinese Tianwen-1 from e la statunitense Mars 2020), non atterrerà su Marte, ma si limiterà ad orbitare il pianeta per un intero anno marziano, cioè 687 giorni terrestri.

Studierà l’atmosfera del pianeta rosso e la sua temperatura con lo spettrometro a infrarosso che ospita a bordo, mentre lo spettrometro a ultravioletto misurerà i livelli di ossigeno e idrogeno a 43 mila chilometri di altitudine; una telecamera ad alta risoluzione infine fornirà informazioni sull’ozono atmosferico.

Ma cosa significa tutto questo interesse della nazione araba per lo spazio? Il messaggio che gli Emirato vogliono lanciare è duplice; da una parte mostrare al mondo occidentale e alle altre potenze che loro non staranno al palo nella futura conquista dello spazio; dall’altra ricordare ai giovani arabi che in passato il loro popolo è stato un generatore di conoscenza scientifica, che ha visto il suo massimo splendore nel Medioevo. A distanza di quasi un millennio, gli arabi ritengono che sia giunto il momento di rinnovare quello spirito di conoscenza per troppi secoli rimasto sopito.

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