Un’intera generazione decimata dal coronavirus.

 

Morta Lucia Bosé, positiva al coronavirus. Aveva 89 anni. Prima di lei, nei giorni scorsi, altri illustri 80enni e 90enni non hanno superato l’infezione virale. La strage di una generazione che dava all’Italia un primato di longevità conquistato in parte a corretti, antichi, stili di vita. Come ha sottolineato il Capo dello Stato Sergio Mattarella rispondendo a una lettera di solidarietà all’Italia del Presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier: “Qui viene decimata la generazione più anziana, composta da persone che costituiscono per i più giovani punto di riferimento non soltanto negli affetti ma anche nella vita quotidiana”.
Ovvio che non è solo l’età anagrafica ad entrare in gioco.

A Milano, in provincia, la strage ha avuto anche risvolti da denuncia, con i 50 morti per coronavirus, da febbraio ad oggi, in una sola casa di riposo: la residenza privata socio-assistenziale di Mombretto di Mediglia. Scattata l’ispezione dell’Ats (la ex Asl) di Milano. E anche negli Stati Uniti, uno dei focolai iniziali nello Stato di Washington si è acceso in una struttura per anziani nella contea di King. I primi sei morti americani erano tutti lì. Jeff Duchin, funzionario sanitario del dipartimento di Sanità pubblica dello Stato, spiega che tutti nella casa di riposo, compreso il personale medico-sanitario, sono stati testati e in 26 sono risultati positivi.

 

Anziani, spesso non autosufficienti o affetti da patologie pregresse. E quelli autosufficienti non di rado che vivono da soli in città. Basta guardarsi attorno nelle uscite contingentate di questi giorni per rendersi conto che la maggior parte di chi è in fila al supermercato o in farmacia è un anziano, per il quale è consigliata la clausura. Invece è in giro. Come mai?

Perché spesso vivono soli, non si fidano molto della spesa a casa (le truffe agli anziani sono state per molto tempo notizie quotidiane della cronaca), vogliono vedere ciò che acquistano, non hanno familiarità con le carte di credito e hanno figli grandi o parenti che vivono da soli, casomai confinati in altre Regioni.

 

Sì, ma molti di loro sono anche in residenze sanitarie assistenziali (RSA) dove dovrebbero essere protetti. O no?

Certo, si trovano in residenze sanitarie assistenziali (RSA) e hanno bisogno di cure mediche e assistenza sanitaria. Ma le difficoltà di questi giorni sembra abbiano ridotto il personale di assistenza, non sempre peraltro attrezzato con i dispositivi di sicurezza personali. La situazione rischia di diventare critica e gli anziani di non avere le cure adeguate. È quanto, per esempio, denuncia Fabio Margilio, direttore di ASSo.AP (Associazione Strutture Socio Assistenziali Pugliesi).

 

Peraltro, c’è un “male” che rende ancor più pericoloso il virus: la malnutrizione. Gli anziani soffrono di malnutrizione. A partire dagli ospedali.

In media il 45% pazienti dei ricoverati è malnutrito con una perdita variabile di massa muscolare che aumenta il livello di debolezza e fragilità. La malnutrizione determina un ritardo nei tempi di guarigione. “Occorrerebbe un precoce e adeguato approccio nutrizionale, prescritto da uno specialista esperto che agisca al letto del paziente e al fianco dei team dedicati all’emergenza”, dice Maurizio Muscaritoli, Nutrizione Clinica dell’università La Sapienza di Roma.

 

Anziani e malnutriti, così il coronavirus ha facili bersagli?

La popolazione anziana è più coinvolta e più gravemente colpita dalla pandemia perché ha minore reattività fisica agli eventi di stress esterno, e spesso proprio perché malnutrita. La maggior parte degli anziani, infatti, ha una alimentazione incompleta o insufficiente e ha perdita di massa grassa e di muscolo. Questo aumenta fortemente il rischio di ammalarsi di patologie infettive. A causa di una meno efficiente risposta immunitaria. Gli anziani, i soggetti più fragili e quelli con malattie croniche preesistenti sono più suscettibili non tanto all’infezione, ma alle conseguenze negative che provocano l’aggravamento delle loro condizioni e non di rado la morte.

 

Ma quando vengono ricoverati in ospedale non dovrebbe migliorare la loro condizione fisica?

“È stato osservato da diversi studi – sottolinea Muscaritoli – che anche pochi giorni di ricovero, con la conseguente immobilità a letto, determinano una perdita di muscolo e uno stato di malnutrizione con perdita di peso del 10% già nei primi giorni e in maniera lineare all’aumentare della permanenza in ospedale. Ricoveri che nel caso del Covid-19 non si limitano a pochi giorni ma prevedono settimane”.

 

È vero che la perdita di massa muscolare incide sulla funzione respiratoria? Aspetto non da poco per un virus che va a minare i polmoni.

Sembra di sì. Alcune ricerche hanno dimostrato che combattere la sarcopenia, ossia la perdita di massa muscolare, ha come beneficio il miglioramento della funzione respiratoria, una migliore risposta ai trattamenti e una dimissione più rapida. Nel caso del Covid-19 potrebbe significare una permanenza più breve nei reparti di terapia intensiva.

In realtà tutto il mondo si sta organizzando per tutelare al meglio la generazione anziana. A parte il coronavirus, urgono interventi globali?

“Never too late”, “Mai troppo tardi”, è il titolo di un rapporto ma anche di un summit avvenuto a Londra, non sul Covid-19 ma sull’invecchiamento e sulla prevenzione dei problemi di salute nella popolazione anziana. Un grave pericolo per le economie dei Paesi di tutto il mondo per i costi che graveranno sulla sanità e sul Welfare. È emerso che il mancato investimento nella prevenzione potrebbe costare ai governi oltre 875 miliardi di euro all’anno.

 

C’è polemica sulla classificazione delle morti, se per coronavirus o se in pazienti anche positivi. Però è sempre bene ricordare che il virus, di per sé, non è una malattia, e che lo si può avere in corpo senza conseguenze. Comunque, senza entrare nella polemica, chi sono i più esposti al rischio di contrarre in forme molto gravi Covid-19? Quale identikit deriva dai dati sulle morti?

La fotografia è dell’Istituto superiore di Sanità. L’età media dei pazienti deceduti è 81 anni. La maggior parte dei decessi — 42.2% — si è avuta nella fascia di età tra 80 e 89 anni; il 32.4% dei decessi erano tra i 70 e i 79 anni; l’8.4% erano tra i 60 e i 69; il 2.8% tra i 50 e i 59 e il 14.1% sopra i 90 anni. Le donne decedute dopo aver contratto il virus hanno un’età più alta degli uomini. L’età mediana per le donne è 83.4, l’età mediana per gli uomini è 79.9. Ma c’è da dire che i pazienti morti dopo esser risultati positivi al coronavirus sono in maggioranza uomini.

 

È vero che nella stragrande maggioranza dei casi letali c’erano in corso patologie preesistenti?

In più di due terzi dei casi i morti con il coronavirus avevano tre o più patologie preesistenti: il numero medio di patologie osservate è di 3.4. Con maggior precisione: il 15.5% del campione non presentava patologie, o ne aveva una soltanto; il 18.3% ne presentava 2; il 67.2% presentava 3 o più patologie. L’ipertensione era presente nel 74,6% del campione, seguita dalla cardiopatia ischemica (70,4%) e dal diabete mellito (33,8%).

 

Quanto influisce la povertà aumentata recentemente in Italia?

A guardare la tipologia dei nuovi poveri, molto. Pensionati anziani che pagato affitto e bollette hanno risorse per una corretta alimentazione limitate al 45% del mese. Gli ultimi giorni o si mangia poco o si mangia “cibo spazzatura”, il più economico ma non certo il più salutare. In tutti questi decreti d’emergenza, per esempio, non si è tenuto conto dei pensionati. Spesso autosufficienti ma con 700-800 euro al mese. E in balia di molte “sirene” speculative in fatto di cibi e integratori.

 

E il “chiusi in casa” senza molta attività fisica?

Grave, incide su perdita di massa grassa e di massa muscolare. Questo, tenuto conto di una nutrizione non ottimale, favorisce l’indebolimento del sistema immunitario e l’aumento della fragilità. Il consiglio è procurarsi strumenti per l’attività fisica in casa. Nulla di ingombrante né di costoso. Basta anche una mini-pedaliera da poltrona o da mettere sul tavolo per le braccia. Pedalare seduti mentre si guarda un film o mentre alla scrivania si fanno le parole crociate non è complicato né faticoso.

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