Sviluppata una metodologia che consente alle cellule CAR-T di attaccare i tumori solidi in prossimità della superficie epiteliale.

 

 

 

La terapia CAR –T (Chimeric antigen receptor T cells) è una promettente tecnica per trattare il cancro che sfrutta le cellule T del sistema immunitario del paziente: queste infatti vengono prelevate e modificate geneticamente in laboratorio in modo da avere sulla loro superficie l’espressione di speciali recettori che riconoscono gli antigeni delle cellule tumorali.

Una volta re infuse nel paziente, queste cellule così ingegnerizzate sono in grado di trovare e attaccare le cellule cancerose che hanno quel particolari antigeni. Questo approccio si è dimostrato efficace contro vari tumori del sangue e linfomi, ma non ha avuto lo stesso successo coi tumori solidi. Uno dei motivi è che questi ultimi hanno antigeni che sono espressi anche sulle cellule sane.

Risulta così difficile identificare antigeni per tumori solidi che abbiano alta specificità, cioè che siano attaccabili dalle CAR-T senza che queste ultime danneggino anche organi e tessuti sani.

Ma all’University of California di San Diego i bioingegneri hanno sviluppato un metodo per rendere le CAR-T più sicure e più potenti contro i tumori solidi. Come descrivono su Science Advances, hanno programmato queste cellule per attivarsi quando sono esposte alla luce blu, in modo da essere così controllate ed agire solo sul sito del tumore illuminato da tale luce.

I test sui topi hanno mostrato una riduzione delle dimensioni dei tumori della pelle dalle otto alle nove volte su nove dei dieci topi usati nell’esperimento.

Per creare queste cellule i bioingegneri hanno inserito un “interruttore” che le attiva solo quando si trovano sul luogo del tumore se illuminate da luce blu. L’interruttore è costituito infatti da due proteine dentro le CAR-T che si legano quando sono sottoposte a un impulso di luce blu di un secondo.

Una volta legate assieme le proteine stimolano l’espressione del recettore degli antigeni delle cellule bersaglio. Poiché la luce non può penetrare a fondo nei tessuti per il momento questa tecnica potrà solo essere usata per i tumori cutanei e gli stessi ricercatori autori di questo approccio stanno collaborando per lo sviluppo della terapia contro il melanoma.

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