Cosa si sa sulla malattia che ha già infettato 70 persone in Cina uccidendone due e che potrebbe diffondersi in tutta l’Asia.

 

 

I sintomi iniziali sono quelli di una comune influenza: tosse, mal di gola, febbre e mal di testa. Per questo le autorità cinesi si stanno preoccupando che il nuovo coronavirus, che mai aveva colpito l’uomo prima di qualche mese fa, potrebbe diffondersi fuori dalla cittadina di Wuhan, dove è scoppiato il focolaio.

Timori fondati soprattutto per l’imminente capodanno lunare cinese, a fine gennaio, per il quale milioni di cinesi saranno in viaggio per festeggiare le vacanze.

I tre casi scoperti all’estero, in Giappone e Tailandia, hanno aumentato l’allerta a livello globale, tanto che dodici stati asiatici e tre aeroporti negli Stati Uniti hanno allestito monitoraggi e screening per i passeggeri che arrivano dalla Cina.

Intanto diciannove persone inizialmente ricoverate per aver contratto il virus in Cina sono state dimesse, otto sono in condizioni critiche e finora solo due pazienti, di cui uno con gravi condizioni preesistenti, sono morte.

Li Gang, direttore del Wuhan Center for Disease Control and Prevention ha dichiarato alla Tv nazionale che “l’infettività, (cioè la velocità con cui si propaga tra le persone) del nuovo virus non è forte”. Questo sulla base delle analisi di oltre settecento persone che hanno avuto contatti con gli infetti.

“Il rischio di contagio da uomo a uomo è altresì basso” prosegue, e comunque un’eventuale epidemia può essere prevenuta e controllata”.

Alle ottimistiche parole del funzionario cinese stridono invece le previsioni fatte all’Imperial College di Londra. Il professor Professor Neil Ferguson infatti afferma che “le nostre stime prevedono circa 1.700 contagiati, ma il numero reale potrebbe superare i 4.000 casi”.

“Non sappiamo se quello osservato finora sia la punta di un iceberg, servono ulteriori informazioni per stabilirlo, però possiamo dire che c’è una possibilità su seicento che la malattia si propaghi tramite viaggi aerei e quindi i contagiati dovrebbero essere tutti confinati nella zona di Wuhan”.

Il calcolo è presto fatto: considerando che dall’aeroporto di Wuhan ogni giorno transitano 3.300 passeggeri in voli internazionali, e che l’aeroporto ha un bacino di 19 milioni di utenti, e calcolando il tempo di comparsa dei sintomi, è risultato che c’è una sola possibilità su 547 che un malato di coronavirus riesca a raggiungere un altro Stato prima di sentirsi male.

“Servono ulteriori analisi e dati per capire meglio in virus” prosegue “l’idea è che si propaghi da animale a uomo, dato che nella maggioranza dei casi la malattia è comparsa in persone che erano state al mercato all’ingrosso del pesce a Wuhan”.

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