Studi archeologici dimostrano che nella fase finale della civiltà la dieta tutta base di mais ha impedito di diversificare le colture portando alla carestia.

Cosa ha portato alla scomparsa della civiltà Maya? L’interrogativo attanaglia gli archeologi da più di cento anni. Di ipotesi ne hanno formulate tante, ma nessuna – pure le ultimissime che incolpano improbabili cambiamenti climatici – è mai stata provata definitivamente.

Eppure si sa che tra l’VIII e il IX secolo d.C. questa popolazione del centro America ha cominciato a sfaldarsi, incontrando un declino inesorabile conclusosi con le invasioni e lo sterminio da parte dei conquistadores spagnoli.

Adesso, un gruppo di studiosi della Penn State University propone un’altra ennesima spiegazione: gli antichi Maya si sarebbero estinti perché troppo golosi di mais.

La loro dieta, a detta degli esperti, sarebbe stata imperniata su cibi a base di quell’unico alimento, così che, quando si sono verificate forti siccità, la carenza del prezioso cereale ha portato a inevitabili carestie, dato che i Maya non sapevano coltivare più nient’altro.

Come sono giunti a questa conclusione? Gli studiosi hanno analizzato la quantità di isotopi di carbonio e azoto presenti nei collagene osseo di 50 scheletri perfettamente preservati e trovati in luoghi di sepoltura nell’odierno stato del Belize.

Da questi dati sono riusciti a ricostruire la dieta dei Maya in un periodo di tempo che va dal 735 a.C. all’850 d.C. e hanno scoperto che col passare del tempo il mais diventò l’alimento fondamentale della dieta Maya e che chi viveva nelle città ed apparteneva alle più alte gerarchie sociali mangiava più mais rispetto a chi stava nelle aeree rurali.

A un certo punto la nuova stratificazione sociale formatasi nel tempo ha fatto sì che la richiesta di mais per la “classe dirigente” divenisse esorbitante, facendo così abbandonare al popolo precolombiano la pratica di altre coltivazioni.

Quindi le carestie, susseguitesi per i ciclici periodi di siccità, avrebbero decimato la popolazione ormai abituata a mangiare e coltivare solo mais.

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