C’è una stella molto luminosa, una delle prime 5 di tutto il firmamento, facilmente individuabile, specialmente nella bella stagione, perché oltre alla brillantezza riluce anche di un colore giallo-arancione inconfondibile.

Siamo a fine millennio, in una serata che il bel tempo fa quasi stupenda regalando un cielo limpido e pulito.

– che stella è quella lì?

Dice lei additando la volta stellata nella direzione di quel puntino arancione. Vuole scherzosamente testare le mie conoscenze di astrofisica.

-Arturo
Dico io.

Risata fragorosa e sincera di lei che aggiunge:
– certo, come no, e quella vicino si chiama Armando e quella là Ugo.

– no, è veramente il suo nome!

– seee e in che costellazione si trova?

– in quella del Bifolco

Replico subito. E scatta una seconda fragorosa risata.

– sì sì e quella vicino è la costellazione del frescone!

Continua ridendo. All’epoca non c’era l’internet istantaneo e onnipresente, quindi per una verifica entrammo in casa per consultare un libro.

Rimase sorpresa che quello fosse il vero nome dell’astro e pure vero quello della costellazione.
Arturo infatti ha la sua etimologia in “sorvegliante dell’orsa” (uro deriva dal latino ursus) perché si trova accanto proprio all’orsa maggiore. E il bifolco, la sua costellazione, è da intendersi nella sua accezione di “colui che sorveglia le mandrie”. Infatti nella mitologia antica la costellazione era considera una sorta di “pastore” dell’orsa maggiore.


Arturo sta morendo.

Si trova nella fase finale della sua vita e si è gonfiato tanto da avere un diametro 30 volte quello del Sole ma massa identica.

Ci fa vedere come sarà la nostra stella tra 5 miliardi di anni, quando, avendo esaurito tutto il combustibile nucleare che la fa risplendere, si espanderà fino a inghiottire buona parte del sistema solare (terra inclusa) prima di esplodere in un ultimo anelito di vita. Il suo fato è segnato ma Arturo si mostra ancora orgoglioso nel cielo gridando con raggi di luce gialla il suo ultimo disperato desiderio di mostrare la sua sofferenza.

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